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domenica 11 dicembre 2011

"Amabili resti" di Alice Sebold - Dalla morte può proseguire la vita? Certo: nell'aldilà fatato di Susie, ma soprattutto nel nostro terribile mondo di sentimenti.

"Il Cielo non era perfetto. Ma finii per credere che seguendo le cose attentamente, e desiderando, avrei potuto cambiare la vita di coloro che amavo sulla Terra."

"Gli avvenimenti cui la mia morte aveva dato luogo erano semplicemente le ossa di un corpo che in un momento futuro imprevedibile sarebbe divenuto intero. Il prezzo di quel che ormai vedevo come un corpo miracoloso era stato la mia vita."


Un libro crudo e duro su un fatto di terribile violenza. Un ottimo film i Peter Jackson, anche se con qualche sostanziale variazione. Una ragazza stuprata e uccisa da un assassino seriale. E, con originalità, la vicenda viene raccontata dalla stessa defunta. Al di là del fatto scatenante e della ricerca dell'assassino da parte della polizia, del padre e della sorella, il romanzo non è né un giallo, né un thriller propriamente detto; infatti il lettore scopre molto presto chi è il colpevole, proprio perché la piccola Susie dal suo Cielo vede e racconta tutto. Allora la storia diventa interessante per comprendere l'elaborazione del lutto, vista da chi del lutto è stata la vera protagonista: Susie segue giorno per giorno e anno per anno la vita dei suoi cari e vede come dal momento della sua morte, si venga lentamente a creare un corpo di relazioni ed esperienze che sa di miracoloso. Attorno ai "amabili resti" si sviluppa l'esistenza di chi l'ha conosciuta, compresa la vita del suo terribile assassino, e Susie, colei che vive una non-esistenza in un limbo colmo di gioie e paure, si appassiona ad essi e alla loro evoluzione. Come a voler affermare che anche dalla più terribile vicenda le persone possono costruire una propria esistenza dignitosa e carica di sentimenti; perché "l'orrore sulla Terra è reale e accade tutti i giorni...è come un fiore o il sole...ed è incontenibile."


sabato 3 dicembre 2011

"Educazione siberiana" di Nicolai Lilin - Criminali onesti? La moralità non è mai univoca...



"Nella caccia non c'è posto per nessun interesse, solo per la sopravvivenza. Questa dottrina influenza l'intera legge criminale siberiana, formando una base morale che prevede umiltà e semplicità nelle azioni di ogni singolo criminale, e rispetto per la libertà di qualunque essere vivente."



Esistono i "criminali onesti"? Secondo Lilin in Transnistria, una regione dell'ex unione sovietica, si può trovare questa tipologia di uomini negli Urca, una comunità siberiana dai tratti quasi arcaici, che seguono tuttoggi le arcaiche regole della "legge criminale". Effettivamente il libro mi ha conquistato per i suoi contenuti, poiché non sapevo nulla della Transnistria e imparare qualcosa di nuovo su diverse culture mi è sempre piaciuto. Lo stile è in parte ricercato e in parte grezzo, cosa che mi fa supporre, come ha scritto qualche critico, che ci sia lo zampino di qualche furbo editore che ha "guidato" l'autore del libro. Le storie sono di certo in parte romanzate e in parte vere, per cui sono ancora più toccanti di quanto possa fare un romanzo di fantasia, comunque consiglio di leggere questo testo come un saggio, nonostante sia  presentato come un'autobiografia, per indagare da vicino i caratteri di un popolo che sembra uscito direttamente dalle pagine del Medioevo. La violenza e gli usi tradizionali di questa gente sono molte volte spiazzanti e la crudezza del racconto caratterizza sempre gli avvenimenti, per cui si astenga chi non ama le "tinte forti". L'aspetto più importante del testo, risiede nella concezione che il protagonista - e tutta la comunità Urca di riflesso - ha della moralità, una moralità di certo deviata, intrisa di concetti di onore e rispetto di rara intensità, ma anche di crudeltà e intransigenza che non lasciano spazio a sentimenti di pietà e debolezza nei confronti di chi è ritenuto colpevole di comportamenti non ammessi.
Nelle pagine finali del libro le ferme convinzioni di Lilin sembrano scemare e la risolutezza del protagonista verso i principi dei "criminali onesti" lascia spazio a una riflessione sulla giustizia e sulla reale validità del sistema degli Urca, senza però lesinare la società cosiddetta normale, dove la gente sembra "cieca e sorda ai problemi degli altri e persino ai suoi stessi problemi" e "le persone alla fine rimangono divise, senza avere niente in comune, senza provare il piacere di condividere le cose."