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sabato 25 febbraio 2012

"Invisible Monsters" di Chuck Palahniuk - Il sanguinoso cinismo del mondo della moda.



“Ormai quando sul giornale vedo la foto di una ventenne che è stata rapita e sodomizzata e derubata e poi uccisa e accanto c’è una foto tutta pagina di lei giovane e sorridente, invece di pensare che questo sia un crimine grande e triste, la mia reazione istintiva è, wow, sarebbe una gran fica se non avesse quel nasone. La mia seconda reazione è che è meglio che io abbia pronto qualche bel primo piano di me nel caso venga rapita e sodomizzata a morte. La mia terza reazione è, bé, almeno così si riduce la competizione.”

“Per tutto questo tempo, sono stata calma. Ero il ritratto della calma. Mai, mai sono stata presa dal panico. Ho visto il mio sangue e muco e denti spiaccicati su tutto il cruscotto subito dopo l’incidente, ma l’isteria è impossibile senza un pubblico. Farsi prendere dal panico da soli è come ridere da soli in una stanza vuota. Uno si sente veramente stupido.”

"Quand’è che il futuro è passato dall’essere una promessa a essere una minaccia?...Solo quando inghiottiremo questo pianeta Dio ce ne darà un altro. Saremo ricordati più per quello che distruggiamo che per quello che creiamo…Quando non sappiamo chi odiare, odiamo noi stessi…Niente di me è originale. Sono il risultato dello sforzo di tutti quelli che ho conosciuto…Quello che ami e quello che ti ama non sono mai, mai la stessa persona.

"Non esiste nessun reale tu in te. Perfino il tuo corpo fisico, tutte le tue cellule saranno rimpiazzate entro otto anni. Pelle, ossa, sangue, e trapianto di organi da una persona all’altra. Anche quello che c’è già dentro di te, le colonie di microbi e di vermi che mangiano il tuo cibo per te, senza di loro moriresti. Niente di te è tuo fino in fondo. Tutto di te è ereditato.

Sei un prodotto del nostro linguaggio e di come sono le nostre leggi e di come crediamo che Dio ci voglia. Ogni minima molecola di te è già stata pensata da qualche milione di persone prima di te. Qualsiasi cosa tu faccia è noiosa e vecchia e va perfettamente bene. Vai sul sicuro perché sei intrappolata dentro la tua cultura. Qualsiasi cosa tu concepisca va bene perché riesci a concepirla. Non riesci a immaginare nessuna via di fuga. Non c’è via di scampo. Il mondo è la tua culla e la tua trappola.

Il modo migliore è di non combattere, lascia perdere. Non cercare sempre di aggiustare le cose. Quello da cui scappi non fa che rimanere con te più a lungo. Quando combatti qualcosa, non fai che renderla più forte. Non fare quello che vuoi. Fai quello che non vuoi. Fai quello che sei allenata a non volere. Il contrario della ricerca della felicità. Fai le cose che ti spaventano di più.

Palahniuk incontra il terribile mondo delle modelle e del conseguente culto dell’aspetto: non può che scaturirne una tempesta dalla quale nessuno può salvarsi. La storia di Shannon McFarland è degna di un incubo di David Lynch e il lettore se ne accorge subito, dal momento che apprende fin dalle prime pagine che la protagonista, un tempo bellissima modella sulla cresta dell’onda, ha il volto sfigurato da un colpo di fucile, privato della mandibola e dunque somigliante a un vero e proprio mostro, con la lingua che penzola da una cavità ormai priva delle sue funzioni, dalla comunicazione alla semplice alimentazione. Dovrà riacquisire la capacità di esprimersi e imparare a nutrirsi con pappe e omogeneizzati, in un arduo percorso che la fa regredire ad una sorta di nuova infanzia, un periodo nel quale deve reinventare la sua stessa persona. 
In questo viaggio viene accompagnata da Brandy Alexander, una transessuale che sta per terminare il suo percorso di mutazione di sesso verso la totale femminilità, e Seth, un apparentemente misterioso compagno di avventura di Brandy; con queste due figure totalmente anticonformiste Shannon si muove per l’America, visitando case in vendita, rubando i farmaci che trovano in esse e rivendendoli, senza tralasciare l’abuso occasionale degli stessi. Ma al di là del viaggio materiale dei personaggi, è importante seguire la travagliata tempesta di pensieri che infuriano nella mente di Shannon, la nuova consapevolezza che si forma in lei dopo il fatale incidente al suo viso. Sembra che la Shannon cinica e seguace dell’idolatria dell’aspetto fisico, una splendida ninfa che pensa che si riduca la competizione se muore una giovane bella ragazza, una dea dell’immagine che crede che per mettere in mostra la sua bellezza si debba essere perennemente confrontata con una persona più brutta, in modo da non sfigurare, un’isterica creatura che ritiene di esser viva solo se qualcuno può testimoniare le proprie azioni e reazioni (e in questo è simile a certe considerazioni di Tender Branson protagonista di “Survivor”, quando dice che “non c’è ragione di fare nulla, se nessuno ti guarda”), sembra che queste caratteristiche presenti nella Shannon pre-fucilata, vengano progressivamente spazzate via dalla furia annientatrice della mentore Brandy, e dalle riflessioni della Shannon “risorta a nuova vita”, come se lo sfregio fisico abbia avviato un processo mentale prima impossibilitato a procedere. Oltre ai cambiamenti psicologici della protagonista, che si sviluppano nell’abito di una società che adora le immagini piuttosto che i contenuti, tra i temi principali della sessualità (soprattutto omosessualità), dell’abuso di farmaci per apparire “belli” e della scioccante frivolezza della gente comune, il motore principale della narrazione è il sentimento di vendetta; è questo infatti che spinge Shannon a cercare chi le ha sparato in quell’orribile giorno, chi le ha cambiato così radicalmente l’esistenza, chi l’ha tramutata da una dea in carne e ossa, in un mostro invisibile di carne martoriata. Il lettore si appassiona a questa ricerca e segue i ricorrenti flashback della storia per indagare con la protagonista e formulare un’ipotesi su chi possa essere il colpevole, a Palahniuk è come al solito spiazzante e poco alla volta ci prospetta uno scenario finale intricato e imprevedibile, dove le apparenti assurdità dei colpi di scena si normalizzano in un contesto già di per sé anormale. Le reminiscenze di “Fight Club” e “Survivor” sulla decadenza della società moderna e sul tentativo di fuga da essa o di annichilimento della stessa, sono ancora presenti come carattere peculiare della narrazione di Palahniuk, ma non manca comunque la voglia di esplorare tematiche nuove e la capacità di sorprendere con climax finali ad alta tensione. E infine il lettore può forse concordare con Shannon che probabilmente quel colpo di fucile non è una dannazione, ma forse una liberazione e la gestazione di una nuova vita.


“Sono un mostro invisibile, e sono incapace di amare. Non si sa cosa sia peggio.”



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